8 Marzo
Nei mesi passati tutti quanti ci siamo domandati
almeno una volta cosa diavolo fosse la televisione digitale terrestre (o DTT),
esaltata nelle pubblicità da uno slogan molto accattivante e al tempo stesso
misterioso: “multicanale, interattiva, gratuita”. Cerchiamo di capirci qualcosa.
Funzionalità e vantaggi del digitale terrestre.
ll Digital Video Broadcasting terrestre è un sistema di diffusione del segnale
tv in modo binario che permette di ricevere canali digitali con la comune
antenna, non avremo più un segnale in forma continua come un’onda, ma campionato
a intervalli fissi trasformando le immagini analogiche in sequenze di numeri.
Per vedere i canali tv in digitale su un comune apparecchio serve uno strumento
che trasformi il segnale digitale in analogico, chiamato set-top-box, o decoder
digitale terrestre, o ricevitore digitale terrestre (a meno che non si disponga
già di un televisore predisposto a tale ricezione); ce ne sono molti in
commercio, più o meno con le stesse funzioni, anche se sarebbe meglio trovarne
uno con capacità di memorizzare fino a 200 canali, con almeno una presa scart,
un’uscita audio, un modem integrato per l’utilizzo della pay tv, una porta
seriale per l’aggiornamento software e il supporto per i formati video 3:4 -
16:9 e dotato di un hard disk interno (non meno di 40 gb) per la registrazione,
oppure di un masterizzatore DVD.
Lo Stato ha addirittura previsto un incentivo all’acquisto di 150 euro a
cittadino, con un tetto massimo di 110 milioni di euro, quindi chi si adegua
subito ha la possibilità di spendere meno, gli altri si arrangino.
Tra i vantaggi va sicuramente considerata la migliore qualità del segnale
audio-video, paragonabile quasi a quella di un Dvd, e poi la moltiplicazione dei
canali: se ne potranno vedere fino a 220 circa sfruttando lo standard di
compressione Mpeg-2 che permette di trasportare sulla stessa ampiezza di banda
di un canale analogico quattro o cinque canali digitali ad alta definizione.
Infine l’aspetto forse più importante (e discusso), l’interattività: collegando
un decoder di nuova generazione (il set-top-box già menzionato) all'antenna di
casa, al doppino telefonico (ma forse che in questo caso bisognerà pagare per
essere collegati?) e al vecchio televisore, si potrà , o almeno così promettono,
registrare anche un qualsiasi film in forma digitale su un disco rigido
contenuto nel decoder stesso e trasferirlo in un secondo momento sul proprio
elaboratore di casa e masterizzarlo, e non è difficile immaginarsi un futuro in
cui sorgeranno parecchie controversie su questi ultimi punti. Si tratta in poche
parole di un accesso alla rete tramite un device molto più rudimentale rispetto
a un pc, e che per questo potrebbe invogliare una grossa fetta di persone a
sfruttare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie.
Sarà possibile accedere anche a un teletext molto più completo e navigabile come
una pagina web, consultare un gran numero di servizi informativi (orari dei
treni, notizie sulla viabilità locale, etc etc), giocare in rete con altri
utenti e compiere operazioni di homebanking. Fra l’altro in questi giorni è
stato dato il la a un progetto (www.dttlab.it) che inizierà a fine mese a
Torino, proprio sulle potenzialità interattive della tv digitale. Entro la fine
di febbraio infatti un campione di famiglie e imprese della provincia di Torino
– un centinaio di soggetti per inziare– potrà partecipare alla prima
sperimentazione di televisione digitale interattiva su territorio piemontese. In
particolare, a questi utenti selezionati verrà data la possibilità di accedere
tramite un set-top-box ad un pacchetto di servizi che si presenterà, appunto,
sotto forma di applicazioni interattive.
Ma si può ancora sognare il pluralismo?
Dopo tutti i clamori destati dalla corsa estiva all’acquisto (sconsiderato)
delle frequenze analogiche di tv minori da parte di RAI e Mediaset e dal
travaglio della legge Gasparri (“per quanto attiene al rispetto del pluralismo
dell'informazione, appare non in linea con la giurisprudenza della Corte
Costituzionale” come dar torto a Ciampi), le notizie sul segnale digitale
terrestre sono diventate sempre più rarefatte e confuse. Eppure stiamo parlando
di una rivoluzione storica nel sistema televisivo italiano, che coinvolge tutti
quanti e ci coinvolgerà ancora più negli anni a venire, visto che nel 2006 il
segnale analogico sarà completamente sostituito da quello digitale, come
stabilito dalla legge 66 del 2001 varata dal Parlamento Europeo., Certo, saremo
tra i primi nel vecchio continente a disporre di questa tecnologia, andata
incontro a un brutto flop (in versione pay tv) nel Regno Unito, ma la tv
digitale garantirà la presenza di un maggiore pluralismo, così come ha sostenuto
e sostiene il nostro governo? Allo stato attuale delle cose si può parlare al
massimo di una possibilità di pluralismo radiotelevisivo italiano persa forse in
modo irreparabile. Le cifre esorbitanti necessarie per acquistare una frequenza
digitale, i relativi strumenti di trasmissione e per iniziare le sperimentazioni
dei multiplex, hanno tagliato fuori dal mercato del DTT praticamente tutti gli
editori medio piccoli, fagocitati dai pesci grossi, così sono rimasti i soliti
noti a spartirsi la torta: la Rai, Berlusconi e Tronchetti Provera. Non è un
caso dunque che le prime e uniche sperimentazioni siano realizzate proprio da
Mediaset, Rai e Telecom, che stanno testando le nuove piattaforme digitali sia
per se stessi che per offrirle agli altri operatori: chiunque vorrà entrare nel
nuovo business sappia fin d’ora che dovrà sostanzialmente chiederne l'accesso
all'attuale tripolio, pagando fior di euro. A più di un mese dal lancio
ufficiale della piattaforma pubblica, durante i festeggiamenti del
cinquantenario, e dall’inizio delle trasmissioni degli altri grandi gruppi, non
si può ancora certo affermare che il segnale DTT abbia coperto tutta l’Italia, e
visti i costi elevatissimi ci vorrà ancora un po’ di tempo, basta dare
un’occhiata agli elenchi, regione per regione, di tutti i canali digitali
terrestri Rai, Mediaset e Telecom attivi, resta poi sempre alto il dubbio su
cosa esattamente si potrà fare con questa nuova tecnologia, soprattutto a
livello di interattività. Non ci resta, tanto per cambiare, che aspettare per
vedere come si evolveranno le cose e sperare che il duopolio analogico Rai-
Mediaset non si ripeta anche nel digitale.
[fonte:comunitazione.it]