3 Marzo
Il digitale terrestre alla prova dei portoghesi dell’etere.
La formula della fruizione televisiva in "pay-tv" prevede un corollario di
accortezze ed un continuo aggiornamento delle policy di sicurezza. E' la regola
ineludibile di questo business. I broadcaster che in tutto il mondo diffondono
programmi televisivi in questa o in altre similari modalità hanno, da sempre,
ben chiaro un assunto: questo è il rischio principale di questa attività
commerciale, dove ci si mette in discussione ogni giorno, perchè questo è un
confronto diretto. Anni fa la potenza dei computer domestici e la preparazione
degli "appassionati di estrazione portoghese" erano basse. Le aziende televisive
avevano però già i loro problemi perchè le tecnologie impegnate nel settore non
brillavano per ingegno e completezza. In questi ultimi anni la lotta si è fatta
serrata, sono cresciute competenze e dotazioni informatiche, mentre la
complicità e la veloce veicolazione delle informazioni a mezzo della rete
internet fanno il resto.
E', quello della diffusione della pirateria televisiva, un fenomeno dalle
peculiarità sconvolgenti. Solo alcuni anni fa, per restare in Italia, Telepiù/D+
e Stream hanno sconfinato il baratro del fallimento per la non sicurezza delle
loro codifiche. L'adozione del sistema SECA e la sua progressiva vulnerabilità,
al pari del sistema Irdeto adottato in precedenza ed anch'esso trapassato parte
a parte, hanno messo in crisi investimenti miliardari, oltre al destino di
centinaia di lavoratori del settore televisivo. L'arrivo di Rupert Murdoch e
della sua Sky è stato accompagnato dalla progressiva sostituizione di tutte le
macchine circolanti. E sostituire tutti i decoder nelle case degli abbonati non
è una operazione di piccola portata: in Italia ha recentemente riguardato
milioni di ricevitori, per un investimento complessivo che pesa e peserà in
termini di ammortamenti negli anni a venire. Somme da capogiro per l'acquisto di
contenuti dalle forti attrattive, un business di miliardi di euro con revenue
sul filo del rasoio, tutto compresso in un equilibrio esile e cristallino quale
potrebbe essere quello di un vaso in cristallo di Boemia sospeso su un filo:
questo è il mondo della pay-tv, dove l'incognità è da sempre dietro l'angolo.
Solo la grande competenza, una ferrea politica di sicurezza interna nelle
aziende ed un aggiornamento costante del personale possono rendere possibile
questo business. Un business a rischio specialmente se il modello distributivo
adottato prevede una diffusione a mezzo etere, sia essa fruita mediante
satellite che a mezzo trasmettitori terrestri (è questo il caso dell'ultimo
sistema arrivato, il digitale terrestre). In questi casi, e differentemente
dalla tipologia distributiva a mezzo cavo, non c'è mai un contatto fisico tra
chi distribuisce i contenuti criptati e chi li riceve. I contenuti sono in
questi casi irradiati nell'etere e da tutti potenzialmente ricevibili. Se il
sistema ricevente riesce a decifrare le chiavi che viaggiano insieme al
programma televisivo, il gioco è fatto. Il sistema di diffusione via cavo,
invece, richiedendo per l'appunto un cavo da portare fisicamente fino
all'abbonato, può permettersi minori apprensioni: oltre alla cifratura del
segnale, la programmazione televisiva è al riparo dagli "spettatori non paganti"
in quanto è fisicamente trasportata solo verso gli abbonati che hanno
sottoscritto una qualsiasi formula di abbonamento. Un fenomeno di pirateria con
questo modello distributivo potrebbe pertanto interessare solo un'illecito
ampiamento dell'offerta a cui si ha diritto di accesso.
Quello della televisione a pagamento, insomma, è un business alla portata di
aziende con grande esperienza e competenza nella veicolazione e manipolazione
dei contenuti. Competenze da pagare profumatamente, e difficilissime da reperire
- a questi livelli - sul mercato. La notizia che i nuovi sistemi di cifratura
per il digitale terrestre siano già stati violati, se confermata, rivela la non
sufficiente attenzione che Mediaset e TelecomItalia hanno attribuito al
problema. Il loro ragionamento, infatti, è stato quello della leva del prezzo.
Pensare che nessuno si sarebbe divertito a violare le carte e le codifiche solo
perchè "chi vuoi che si metta a smanettare per vedere una partita se questa
costa solo pochi euro" è stato il punto dolens del come si è preso sottogamba il
problema. Dimostrando con ciò di non conoscere il panorama del settore, come
anche l'edonismo dei pirati delle pay-tv, da sempre smaniosi di poter annunciare
all'interno della comunità i loro successi.
Che simili problemi potessero capitare ad aziende come quelle qui citate,
semmai, rivela che anche Mediaset e TelecomItalia possono essere considerate,
con tutti i distinguo del caso, neofite nel settore della pay-tv. Chi invece di
queste cose s'intende arriva subito a percepire il dato più importante del
possibile nuovo scenario di domani. Il fatto che nel sistema digitale terrestre
vi possano essere facili accessi ai programmi ad elevato valore commerciale
(partite di calcio, ad esempio) pone in serio pericolo tutto il sistema delle
televisioni diffuse in pay. Se TelecomItalia e Mediaset piangeranno, insomma, il
gruppo Sky non dovrebbe poter gongolare di gioia. L'esperienza insegna che in un
mercato caratterizzato da più attori abilitati alla diffusione di identici
contenuti ad elevata presa sul pubblico, quando il fenomeno della pirateria fa
breccia, perdono tutti. Perde l'azienda che non ha adeguate risorse per
difendersi, ma perdono in progressione tutti, compresi i soggetti meglio
strutturati. E' l'effetto domino di un crash del mercato, in quanto un simile
evento dà origine ad una rapida fuga di clienti paganti in direzione del sistema
piratato. La conseguenza ineluttabile è che anche il migliore dei business plan,
in queste condizioni, va a farsi benedire. Ed anche i buoni uffici della
politica amica non valgono più nulla davanti alle leggi del vero mercato.
Sarà allora la pirateria a riportare violentemente in voga la voglia di mercato
(seppur nello spregio di regole e leggi da rispettare) ad un contesto come
quello televisivo, ultimamente privo di una vera concorrenza? Per chi vede oggi
nel duopolio tra media (la tv digitale terrestre contro la tv digitale
satellitare) il nuovo, vero terreno di scontro della tv di domani, la vera sfida
è appena cominciata? Considerato che nel dominio terrestre oggi tutto ciò che
conta in termini di penetrazione e audience è praticamente in mano ai "Berlusca
boys", la naturale risposta che ci viene di azzardare sarebbe affermativa.
Davvero un bel dilemma. Intanto Rupert Murdoch, l'editore di destra del mondo
anglofono, soffocato da leggi e provvedimenti sempre a favore del solito gruppo,
qui da noi, in Italia, ha iniziato a dire qualcosa ... di sinistra. Senza
mandargli Nanni Moretti, non sarebbe ora che qualcuno iniziasse un dialogo?
[fonte: margheritaincampidoglio.it]