29 Giugno

 

Opportunità e sfide per il DTT

Il digitale terrestre sta compiendo ulteriori passi, ponendosi come mezzo per erogare nuovi contenuti televisivi ma non solo. Tra eventuale sovrapposizione con il satellite e servizi ai cittadini, l’opinione del presidente di DGTVi sulla tematica.

2.066.000 decoder a fine marzo, dei quali il 65% acquistati grazie al contributo governativo e il restante direttamente dagli utenti. Queste le ultime cifre per quanto riguarda la diffusione in Italia dei ricevitori dedicati alla ricezione delle trasmissioni televisive erogate tramite lo standard digitale terrestre (DTT). “Mi sembra molto significativo il fatto che in Italia, nel primo anno di un servizio di consumo elettronico, non fosse mai stata raggiunta prima una penetrazione di questo genere”, ci spiega Andrea Ambrogetti, presidente dell'associazione DGTVi. “Con l’erogazione degli incentivi e la distribuzione dei decoder siamo infatti partiti sostanzialmente da un anno, e due milioni di decoder rappresentano il 10% delle famiglie italiane. Non era accaduto nemmeno per i telefonini… E’ una partenza che supera qualsiasi attesa e credo che ci siano ragionevoli margini per arrivare alla fine dell’anno a diventare la prima piattaforma digitale del Paese, attestandoci oltre i 3 milioni di decoder”.


Partono in due

Se il passaggio definitivo al nuovo sistema DTT è stato fissato per legge al 31 dicembre 2006, Sardegna e Valle d'Aosta, regioni autonome, effettueranno in anticipo il cosiddetto switch-off, ossia lo spegnimento del sistema analogico a favore del digitale terrestre, entro il 31 gennaio 2006. “L’accelerazione di questo processo è la principale iniziativa che stiamo portando avanti, e per la prima volta in Europa, al di là dell’esperienza di Berlino, questo significherà rendere due regioni europee ‘all digital’”, commenta Ambrogetti, sottolineando inoltre come tra le problematiche legate a un processo di questo tipo ci sono la ristrutturazione delle reti di trasmissione e soprattutto, che nelle case di circa 500.000 famiglie, tra Sardegna e Valle d’Aosta, dovranno esserci comunque i ricevitori: “Ma questo ci convince che si tratta del nostro obiettivo primario, perché solo incominciando a fare operazioni del genere capiamo veramente tutti di che cosa stiamo parlando, quali sono i problemi, i soggetti da coinvolgere, le professionalità, appunto, da mettere in campo. Per il 2005 il nostro obiettivo è quello di rendere il digitale un processo irreversibile da cui non si torni più indietro mentre il 2006 sarà l’anno della fase di realizzazione per aree progressive”.


Una svolta “epocale”?

Alcuni osservatori paragonano il passaggio dal sistema analogico a quello digitale a quanto è avvenuto in Italia 25 anni fa quando si è passati dalla TV in bianco e nero a quella a colori. Ambrogetti concorda in parte, aggiungendo un elemento di differenziazione. “Sono due passaggi paragonabili sicuramente dal punto di vista delle qualità. Ma quello dall’analogico al digitale rappresenta molto di più dal punto di vista dei servizi: ciò che era un passaggio tecnologico che rendeva più godibili le stesse trasmissioni televisive oggi diventa un passaggio tecnologico che apre a diversi tipi di offerte. E qui mi riferisco sostanzialmente alla interattività”.
Un altro elemento che poi il presidente di DGTVi sottolinea è che il passaggio al DTT consentirà “a tutte quelle fasce di popolazione, meno abbienti, meno istruite o meno aduse all’evoluzione tecnologica, di entrare in quel mondo (il digitale) dal quale finora sono rimaste escluse”. Insomma il DTT sembrerebbe ritagliarsi anche un ruolo dal punto di vista sociale, favorendo l’ingresso di nuove tecnologie in quelle famigle ancora tecnologicamente “arretrate”. Una svolta che qualcuno ha già giudicato epocale, ma che stando ai flop delle prime esperienze europee (in primis il Regno Unito) aveva fatto sorgere inizialmente qualche dubbio sulla sua effettiva attuazione, perlomeno in tempi brevi. “Il 'flop' c’è stato, ma fino a due anni e mezzo fa. Regno Unito e Spagna erano partite adottando il modello della televisione a pagamento, fallendo in modo clamoroso”, commenta Ambrogetti. “In tutta Europa poi si è cambiato, si è capito che il modello vincente era quello della televisione free e da allora si sono raggiunti risultati importanti. Lo stesso Regno Unito in due anni e mezzo ha raggiunto i cinque milioni di decoder e quindi ha cambiato completamente la tendenza che pareva inarrestabile; sulla scia dell’esempio del Regno Unito (il modello free) e di quello italiano (che al modello free ha accoppiato l’interattività da una parte e il servizio di pay per view senza abbonamento dall’altra, che prima nessuno aveva sperimentato) tutti i Paesi si sono messi a correre. La Francia e la Spagna hanno ad esempio anticipato di un paio d’anni la data dello switch off”.


Satellite: sfida o convivenza

Quello che a questo punto c’è da chiedersi è come l’ingresso in campo dei servizi DTT vada a posizionarsi all’interno di uno scenario televisivo digitale finora dominio dell’offerta via satellite di Sky. Sovrapposizione? Concorrenza?: “Sono convinto che ci sia la possibilità di convivere perché si tratta di due target assolutamente diversi: dopo dieci anni di diffusione oggi l’offerta a pagamento via satellite è arrivata su quel tipo di target che evidentemente poteva raggiungere”, sostiene Ambrogetti. “Inoltre la barriera economica del satellite consente la coesistenza con opzioni di pagamento assai più basse. Guardiamo quello che sta accadendo sul calcio, dove in quattro mesi abbiamo distribuito 2 milioni di carte. In definitiva ci saranno sicuramente aree di sovrapposizione e concorrenza tra gli utenti del satellite e quelli del DTT, ma la gran parte dei primi rimarranno comunque sul via satellite, perché l’offerta non è solo quella del calcio ma più complessa, ricca ecc. Allo stesso tempo, buona parte di chi utilizzerà e sta usando le carte per il digitale terrestre è composta da utenti che non avrebbero mai comunque avuto accesso all’abbonamento via satellite…”. L’idea quindi è che, tolte le inevitabili aree di sovrapposizione, la convivenza sarà possibile favorendo anche un ulteriore allargamento del bacino di utenza del digitale.


Non solo intrattenimento

Televisione digitale terrestre non significa però solo trasmissione di programmi, ma anche di servizi utilizzabili in modo interattivo da cittadini e imprese. “Si tratta di una chiave fondamentale per far capire in che mondo nuovo stiamo entrando. Sempre per Valle d’Aosta e Sardegna stiamo sperimentando la possibilità di aprire, al momento dello switch-off, dei servizi innovativi”, spiega Ambrogetti. In Sardegna ad esempio si prevede di mettere a disposizione un servizio digitale terrestre che dia la possibilità di informarsi e prenotare i trasporti (navi, aerei e treni) da e per la Regione. Oppure avere informazioni relative alle guardie mediche o alle farmacie. O ancora arrivare alla prenotazione degli alberghi: “L’idea è poi veicolare tutto il mondo della Pubblica Amministrazione dal punto di vista dei certificati, il pagamento delle multe, dell’ICI, tutte le attività amministrative del territorio”. In Valle d’Aosta verranno invece coperte le tematiche invernali legate alla situazione piste, all’allarme valanghe e così via. “Le opportunità per le singole imprese e per la PA sono in definitiva molto importanti e la vera frontiera è quella dell’effettuazione dei pagamenti. Ovviamente questi servizi sono realizzabili solo e unicamente con un’informatizzazione dei dati sul territorio e quindi se esistono già analoghi servizi, ad esempio sul Web. Con la differenza che per accedere via Internet è necessario possedere un computer e avere familiarità con questo tipo di strumento”, conclude Ambrogetti.

Fonte: nwi.it