27 Giugno

Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato il 24 giugno l’attesa proposta di legge sul sistema televisivo e radiofonico pubblico di cui Articolo 21 ha riferito spesso negli ultimi mesi. Sono tre i punti chiave della riforma - frutto di un lungo lavoro che è stato portato termine da un gruppo di saggi appositamente designato dal governo Zapatero - approvati: l’indipendenza del sistema dal potere esecutivo; la concessione di una quarta licenza ( che si aggiunge ad Antena 3, Tele 5 e Canal Plus ) ad un operatore privato analogico; l’anticipo al 2010  della data  per il passaggio al sistema digitale terrestre.

Il primo punto, l’indipendenza dal governo, rappresenta senza dubbio un risultato cruciale, che si somma alle tante riforme approvate dal governo Zapatero il quale, ancora una volta, dimostra con i fatti la sua coerenza con gli impegni presi durante la campagna elettorale conclusa con la strepitosa vittoria socialista il 14 marzo 2004, tre giorni dopo il terribile attentato islamico alla stazione di Atocha. Dal 1980 l’assetto radiotelevisivo spagnolo era rimasto immutato. Ora la TV e la Radio pubbliche saranno indipendenti dai governi e sottoposti al controllo del potere legislativo che dovrà designare i membri del Consiglio di Amministrazione con almeno due terzi dei voti parlamentari. Sarà inoltre il CdA a nominare il Direttore generale e non più il governo come è avvenuto fino ad oggi. E’ infine previsto la nascita di un nuovo organismo, Il Consiglio dei Mezzi Audiovisivi , che avrà compiti di gestione del settore e sarà a sua volta eletto dal Parlamento. La “Rai spagnola” diventa una Società anonima di capitale pubblico le cui entrate saranno il risultato dei contributi statali, della pubblicità e della commercializzazione dei prodotti.

Esamineremo nei prossimi giorni i dettagli, a quanto pare di molto innovativi, della riforma. Per il momento ci pare importante sottolineare quanto ha detto il 24 giugno la Vice Presidente del governo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, ai giornalisti alla fine del Consiglio dei Ministri: “ E’ finita per legge la televisione di partito”.  Una frase su cui riflettere, specie in Italia, dove i partiti - di destra, di centro e di sinistra – sembrano, al di là delle dichiarazioni, sostanzialmente propensi a mantenere il tradizionale controllo “più o meno lottizzato” sulla RAI. 

Fonte:articolo21