22 Giugno
Le basi della codifica video
Un viaggio tra formati e codec
video, per capire meglio come funziona la visualizzazione video sul PC. Ma non
solo, in quanto in questi ultimi anni molte tecnologie multimediali sono
arrivate sul mercato.
Non solo PC sui quali cliccare o guardare film ma anche videofonini, la TV
digitale terrestre e satellitare. Tutte queste tecnologie, per alcuni ormai
quasi quotidiane, supportano un algoritmo che rende possibile il trasferimento
delle immagini in forma digitale tra dispositivi diversi, questa trovata
matematica si chiama “codifica”.
La codifica, trovare un accordo per comunicare
Dizionario alla mano codificare significa: tradurre, trascrivere mediante le
regole e i simboli di un codice convenzionale. Praticamente mettersi d'accordo
prima su come comunicare. Per due motivi principali: perché si vuole mascherare
il contenuto per renderlo incomprensibile ad una terza parte, oppure perché si
vuole modificare qualche caratteristica dei dati per renderli compatibili e
gestibili da determinati sistemi hardware o software.
La modifica più utile applicata ai dati è quella che punta a ridurne l'ingombro
al fine di poterli trasferire più agevolmente, velocemente e a minor costo
attraverso sistemi di comunicazione, che spesso hanno dei limiti fisici ben
precisi riguardo la quantità massima trasferibile di dati.
Pensiamo ad esempio ad una videoconferenza diffusa via Internet in cui un
partecipante deve inviare la propria immagine in tempo reale a più persone.
Bisogna inviare lo stesso flusso di dati contemporaneamente a più computer
usando sempre la stessa linea che si ha a disposizione, facendo i conti con la
banda passante che il modem e il provider ci fornisce.
È per questo che la codifica più diffusa non è stata quella di semplice
“traduzione di dati” bensì quella di “compressione di dati”.
La codifica come strumento di compressione
Per comprimere si
crea un linguaggio che rappresenti con poche informazioni un numero maggiore di
informazioni. Per esempio: se per convenzione attribuiamo alla parola
“supercalifragilistichespiralidoso” il valore “123” ci basterà trasmettere il
valore “123” e tutti quelli che conoscono questa convenzione sapranno che quel
valore composto da soli 3 caratteri corrisponde alla parola originariamente
composta da 33 caratteri. Questo, però, implica che il destinatario del
messaggio sappia già a che dato corrisponde quel valore.
Contrariamente, nella trasmissione di informazioni sconosciute al destinatario,
come per esempio una trasmissione audio/video, ad essere importante è il dato
trasmesso in sé perché le informazioni devono essere estratte da esso e non
possono essere confrontate con un elenco.
Nel primo esempio dunque a permettere la ricomposizione dei dati originari è “la
correlazione” tra un database di dati e valori, mentre invece in questo caso è
“il metodo di codifica” che spiega come recuperare matematicamente i dati.
Questo “metodo” nel campo della compressione video digitale è un insieme di
algoritmi matematici racchiusi in un file di programma comprensibile dal sistema
operativo usato. Il file di programma si chiama CODEC (COdificatore-DECodificatore).
La Gazzetta del Mezzogiorno