21Giugno

All'asta per i diritti delle prossime tre edizioni della Champions League, i tre player più importanti del settore televisivo italiano si sono ritrovati in una situazione piuttosto anomala: abituati ad un mercato che, sino a pochi mesi fa, sembrava improntato al massimo fair play (ognuno ha il suo orticello, non ci si pesta i piedi a vicenda), per la prima volta Rai, Mediaset e Sky si sono mostrate reciprocamente i denti, avanzando offerte pesanti per la conquista dei diritti a trasmettere i match della Champions dei prossimi tre anni. La sorpresa più grossa è arrivata dalla busta presentata dalla Rai, che conteneva un'offerta - stando a quanto riportato da Repubblica - da ben 70 milioni di euro a stagione. Non sono bruscolini: a detta di diversi osservatori, è una cifra ben superiore a quanto ci sarebbe potuti aspettare dalla tv pubblica.

L'interesse di mammarai per la Champions, e il dispetto giocato a Mediaset, rappresenta la prova provata di quanto il settore televisivo sia ormai indirizzato ad una serrata competizione tra piattaforme differenti: nella free-tv, si accende (finalmente) uno scontro reale tra Rai e Mediaset. Ma l'acquisizione della Champions per la Rai rappresenta anche la possibilità di entrare, con un prodotto di valore, nel mercato pay, attraverso il digitale terrestre, e di competere quindi anche in questo settore con Mediaset e Sky. La tesi della competizione tra piattaforme è quella sostenuta, tra l'altro, dall'ultimo rapporto di Italmedia Consulting, presentato ieri a Roma nel corso di un lungo (ed acceso) dibattito in cui si sono confrontati i diversi giocatori della partita: broadcaster free e pay, digitali terrestri e satellitari, operatori di telefonia fissa e mobile, internet service provider. Tutti contro tutti, nonostante i sorrisi di circostanza, per un business che nell'arco dei prossimi anni promette ampi margini di crescita. Negli ultimi dodici mesi, stando ai dati offerti nel rapporto di Italmedia, il fatturato del settore pay ha è cresciuto del 10.6%, mentre i proventi dall'advertising televisivo sono aumentati della metà (5.2%). A guardare il mercato con l'occhio lungo, c'è da scommettere che nei prossimi anni la pay tv avrà la possibilità di battere, quanto a fatturato, la tv tradizionale sostenuta dalla pubblicità. E tra le diverse piattaforme in grado di veicolare il prodotto pay (satellite, DTT, IPTV) sarà sempre di più guerra aperta.

fonte:tvdigit.net