18 Aprile
Il mondo politico italiano ha affrontato, per la
prima volta, la transizione alla televisione digitale con un approccio
propositivo e dinamico. L’Italia, già con la Legge 66 del 2001, ha deciso di
giocare un duplice ruolo: di avanguardia tecnologica e di best practice nella
rapidità di implementazione del processo. Un approccio culturale innovativo,
ancora oggi tutto da esplorare nelle sue potenzialità, visto che si chiariva che
la piattaforma digitale terrestre era destinata a “programmi televisivi e
prodotti e servizi multimediali anche interattivi”. Un obiettivo sfidante sui
tempi, ponendo la data dello switch-off per la fine del 2006.
Si tratta di una scelta che non solo ha posto tempestivamente rimedio al ritardo
culturale con cui avevamo affrontato in passato il tema dell’innovazione
tecnologica nel nostro Paese, che ha dovuto di volta in volta rincorrere con
adempimenti tardivi le soluzioni più avanzate e che ha penalizzato fortemente la
nostra industria ed il nostro posizionamento competitivo a livello europeo e
mondiale, ma che pone l’intera industria italiana in condizione di poter
competere da posizioni di avanguardia.
Prima rivoluzione: il colore, un’opportunità mancata per l’industria
elettronica italiana
L’introduzione della televisione a colori avviene in Italia nel 1977, con venti
anni di ritardo rispetto all’Inghilterra e dieci anni di ritardo rispetto a
Francia e Germania.
Affermare che di ben altro ha bisogno l’Italia, rispetto all’innovazione
tecnologica ha comportato la distruzione della nostra industria elettronica di
consumo. Non è un caso che l’Italia si colloca oggi al 19° posto nella
graduatoria mondiale di paesi esportatori di apparati di sistemi di
telecomunicazioni. Dopo la Ungheria. Ma non è affatto vero che ci precedano solo
paesi dove il costo del lavoro è più basso o siano più accomodanti le politiche
a tutela dei lavoratori, dei diritti civili o dell’ambiente. Ci precedono Regno
Unito, Germania, Francia, Finlandia e Svezia, tanta per citare i partner
europei.
Lo stesso è accaduto per il GSM. In Finlandia ed in Germania il servizio
commerciale è iniziato già nel 1992, mentre in Italia, essendo vincolante
l’apertura alla nuova tecnologia in condizioni di concorrenza, siamo partiti
solo nella Pasqua del ’95 con Tim e a Natale dello stesso anno con Omnitel–Pronto
Italia. In neppure dieci anni, attraverso una attenta politica di
liberalizzazione, abbiamo creato un mercato competitivo che colloca l’Italia al
primo posto in Europa, se si esclude il Lussemburgo, per rapporto tra numero di
cellulari e numero di abitanti, visto che ci sono più cellulari che abitanti
(101,8 apparecchi per ogni 100 abitanti). E l’Italia è al quinto posto nel mondo
per il numero di utenti ( 55,9 milioni ) ma dopo la Cina, gli Usa e la Germania!
Peccato che a questa grande determinazione nel creare colossi imprenditoriali,
quali sono oggi Tim, Vodafone, Wind e Tre, non sia corrisposta una eguale
lungimiranza dal punto di vista dell’industria manifatturiera. L’UMTS, poi, ha
segnato un punto di svolta. Ma l’industria manifatturiera italiana è stata
coinvolta troppo tardi, rispetto a Nokia ed Ericsson. Italtel è stata indotta a
scelte tecnologiche eccentriche, il DECT, e condannata così allo smembramento.
Solo nell’ambito di Siemens la capacità ideativa e produttiva di Italtel è stato
recuperata e valorizzata, mantenendo comunque in Italia alcune fabbriche e
soprattutto laboratori e centri di ricerca di livello mondiale.
Seconda rivoluzione: la tecnica digitale
Per quanto riguarda la televisione digitale, l’Italia può farsi vanto di aver
contribuito ampiamente alla definizione del DVB, attraverso strutture di ricerca
rappresentate dallo Cselt, oggi ridenominato Tilab nell’ambito del gruppo
Telecom Italia, del Centro Ricerche Rai e della stessa Fondazione Ugo Bordoni.
Il DVB è uno standard applicato sia per il satellite, sia per il cavo, sia per
la trasmissione via etere terrestre. E’ di estrema potenza, duttilità e
resistenza, ancorché sia nato come il compromesso tra esigenze costruttive ed
obiettivi tecnicamente raggiungibili.
Nel caso della televisione digitale, all’Italia non sono mancati, quindi, né le
competenze nel settore della ricerca, né la tempestiva determinazione politica.
Quanto è stato realizzato in poco più di un anno in termini di reti installate,
decoder distribuiti e canali - vecchi e nuovi – diffusi, dimostra che esiste una
effettiva convergenza tra i pilastri che devono allinearsi affinché i processi
di trasformazione siano sostenibili e coerenti: innovazione tecnologica,
regolamentazione, mercato. E’ nel mantenere coerenti questi aspetti che si gioca
il successo di qualsiasi operazione.
Quello della transizione al digitale è sicuramente uno dei processi più
articolati e complessi su cui si stanno confrontando, in tutti i paesi, i
protagonisti del processo: governi, regolatori, imprese. Ed il fallimento delle
esperienze iniziali nel Regno Unito ed in Spagna la dice lunga sulla complessità
della transizione.
Terza rivoluzione: il digitale autosostenibile e l’interattività. Un modello
tutto italiano
In Italia, sin dal “Libro bianco” sulla televisione digitale terrestre, è stato
compiuto un approfondimento sulle “ragioni al contorno”, sulla integrazione di
questa piattaforma nell’ambito della complessiva trasformazione delle reti
tradizionali in reti di comunicazione elettronica. L’idea della interattività
nasce già allora: integrare le reti, creare valore per l’utente, al di là della
intrinseca migliore qualità dell’audio e del video trasmessi in tecnica digitale
rispetto all’analogico.
Siamo tutti alla ricerca del valore: in Inghilterra si è aggiunta l’offerta di
canali radio, in Italia si punta sull’interattività, sul pay-per-use attraverso
le carte prepagate, in Francia si ritiene che la trasmissione in alta
definizione possa sostenere l’offerta di contenuti pregiati.
In concreto, l’Italia punta allo sfruttamento del potenziale economico
rappresentato dai 48 milioni di utenti che trascorrono in media 4 ore al giorno
davanti al televisore, e che attraverso l’interattività possono produrre
introiti ragguagliabili a quelli derivanti dall’uso degli SMS. Se
l’interattività saprà fare centro, offrendo servizi, simulando l’andamento
registrato con gli SMS, si creerà una fonte di introito dello stesso ordine di
grandezza degli attuali introiti da pubblicità, se non superiore. E stiamo
parlando di circa 6mld di euro annui, se la frequenza di utilizzo
dell’interattività a 20 centesimi di euro raggiungerà la frequenza di due
utilizzi al giorno per famiglia, dopo cinque anni dall’introduzione del sistema.
Il sistema produttivo italiano, rappresentato dai broadcaster, nazionali e
locali, dagli operatori telecomunicazioni, dagli integratori di sistema e
dall’industria elettronica, costituisce oggi un ecosistema unico in Europa per
dimensioni, sinergie già realizzate ed opportunità di crescita.
Avere una legislazione all’avanguardia ha consentito all’Italia di trovarsi
finalmente in una posizione di vantaggio temporale: essere tra i primi crea uno
spazio di sviluppo per l’intera industria digitale italiana e la proietta
potenzialmente sullo scenario europeo e internazionale. Di più: ci pone in
condizione di essere emulati nelle soluzioni e di poter proporre modelli di
sviluppo ed approcci concreti per un coordinamento a livello comunitario.
La promozione del Digitale terrestre presso le istituzioni e l’industria
italiana
E’ chiaro il filo che lega quanto abbiamo detto finora: abbiamo una normativa
all’avanguardia, abbiamo centri di ricerca di livello assoluto. E il mercato
(industria, consumatori e finanza) è il terzo interlocutore. Senza il quale e
contro il quale non ci sono né regole né brevetti geniali che riescono ad
imporsi.
La televisione digitale interattiva non è un fine in sé: è occasione e motivo di
ricerca tecnologica e sperimentazione operativa che coinvolge istituzioni,
costruttori, operatori di rete, televisiva e non, fornitori di contenuti e di
servizi, integratori di sistemi, e soprattutto i cittadini. Rappresenta un
tassello importante nello sviluppo dei sistemi di telecomunicazione, i cui
obiettivi sono ormai chiari: convergenza, ubiquità, interattività.
E la trasmissione digitale, il DVB, consente sia la convergenza con le
comunicazioni mobili, sia l’interattività attraverso un apposito canale di
interazione, cogliendo così più obiettivi nell’ambito di un unico processo, di
cui un aspetto rilevante sono i modelli di business, ancora tutti da esplorare,
così come il posizionamento dei diversi attori.
La Fondazione Bordoni è impegnata sotto molti versanti di ricerca e
sperimentazione operativa:
la gestione dello switch-over la verifica dell’efficienza per la
compatibilizzazione tra emissioni analogiche e digitali;
la efficienza degli standard per la mobile television (DVB-H e MBT), tanto da
aver sollecitato la organizzazione della prima Conferenza italiana sulla
televisione mobile;
le nuove architetture di rete, per rendere possibile la televisione digitale
interattiva nelle aree isolate;
le nuove tecnologie come il Wi-max, di cui verranno approfondite le potenzialità
e la possibilità di metodologie di assegnazione che concilino la esigenza di
reti pianificate con l’utilizzo dell’intera banda assegnata;
l’uso del satellite avrà un ruolo nella sperimentazione per comprenderne a pieno
il ruolo di complementarietà nelle aree “oltre l’80 per cento della
popolazione”;
la Ip-Tv utilizzando l’ultimo miglio wireless.
La sperimentazione di soluzioni basate sul satellite e sul cavo testimonia un
approccio della Fondazione rispettoso del principio della neutralità tecnologica
su cui si basa il processo di transizione alla televisione digitale interattiva.
Nelle aree all digital, per iniziativa e sotto il coordinamento della Fondazione
Bordoni saranno create isole di sperimentazione, diverse le une dalle altre a
seconda del contesto di riferimento: si tratta di rendere funzionali le
sperimentazioni rispetto alle esigenze rappresentate dalla Regione di
riferimento, tenendo conto della struttura del territorio e degli obiettivi di
sviluppo socio-economico. In alcuni casi si tratterà di tecnologie innovative di
rete, in altri casi di sviluppare soluzioni legate ai servizi con le
applicazioni occorrenti.
Dopo il laboratorio, la tecnologia deve essere messa in campo per verificarne la
reale potenzialità ed i costi: in pratica, la sostenibilità del modello in
termini commerciali. Saranno iniziative aperte a tutti i costruttori ed a tutti
gli operatori, mettendo in parallelo a confronto ipotesi di lavoro diverse, per
poterne comparare in modo differenziale vantaggi, realizzazione, e modelli di
integrazione tra i diversi soggetti partecipanti.
Tra l’altro, nelle aree all digital potrà sperimentarsi la possibilità che i
broadcater locali facciano da operatori di rete anche ai fornitori di contenuto
nazionale, con integrazioni sicuramente innovative in tema di architettura di
rete e modelli di business
In ogni caso è bene che siano definiti a livello italiano le proposte relative
al dividendo che la transizione al digitale ci offre, in termini di frequenze
utilizzabili per nuovi servizi mobili. Occorre infatti creare al più presto sia
presso la Unione europea sia presso l’UIT un quadro coerente affinché gli
operatori mobili siano parte integrante del processo.
L’Italia ha l’occasione di essere davvero all’avanguardia, un laboratorio reale
per contenuti TV interattivi, fornitori di apparati di reti televisive digitali,
fornitori di apparati di trasporto e di distribuzione, costruttori di apparati
di ricezione digitale, fornitori di microelettronica, fornitori di applicazioni
interattive e centri di servizi, fornitori di canale di ritorno e di soluzioni
di convergenza tra il mezzo televisivo e i sistemi di telecomunicazione a larga
banda, fissa o mobile.
La rete dell’imprenditoria italiana sul digitale terrestre
Il processo che abbiamo descritto richiede una forte condivisione delle regole
del gioco ed un forte coinvolgimento di tutti i soggetti potenzialmente
interessati.
Non solo la Fondazione Bordoni partecipa come socio fondatore a DGTVi, ma ha
radunato attorno a sé un’intera comunità produttiva, (si tratta di oltre cento
tra aziende, istituzioni e organismi), attraverso tre iniziative:
Ambiente digitale
Ha formalizzato la propria struttura associativa proprio in questa settimana
dopo un anno di intensa attività presso la Fondazione. L’Associazione riunisce i
soggetti che forniscono servizi al cittadino, le imprese che realizzano ed
integrano le applicazioni interattive e quelle che si occupano della parte
informatica e di telecomunicazioni. Sono soci fondatori: Fondazione Ugo Bordoni,
Bull, IBM, Sun Microsystems, Telespazio, Ubiquity, MyTV, Kora, IconMediaLab,
Enterprise Digital Architects, CSP Piemonte, PF2, Systeam, ST Microelectronics,
Wind, ACI, Class Editori, Medical International Research.
Sistema digitale
E’ l’iniziativa che riunisce le imprese che realizzano gli impianti trasmissivi
ed i decoder, in vista di una condivisione delle problematiche di diffusione del
digitale terrestre presso gli utenti e di un’armonizzazione dell’evoluzione
degli apparati e dell’introduzione di nuove tecnologie e nuovi standard di
apparati; questa iniziativa presto porterà anch’essa alla costituzione di
un’associazione.
INPUT Contenuti digitali
E’ l’associazione fondata il 7 giugno del 2004 insieme all’ISIMM, che riunisce i
soggetti che a vario titolo si occupano dei nuovi linguaggi dell’interattività
televisiva. Se è vero che mezzo e linguaggio sono legati indissolubilmente,
anche l’interattività televisiva avrà il suo linguaggio.
[fonte: key4biz.it]