La televisione digitale è una straordinaria occasione
per innovare il sistema della comunicazione del nostro Paese. Il passaggio dal
sistema analogico a quello digitale riguarda tutti i Paesi, che dovranno
convertire le proprie reti televisive entro il 2012.
L’Italia è stato il primo Paese in Europa a trasmettere in digitale, prima con Tele+, poi con l’Iptv di Fastweb, poi con Sky Italia e con la televisione digitale terrestre.
Questo processo di innovazione ha subito un
rallentamento che ci ha fatto perdere il vantaggio iniziale. Il libro ripercorre
e analizza i fatti che hanno determinato le spinte e i rallentamenti
all’innovazione digitale. Le politiche adottate dall’attuale Ministro delle
Comunicazioni
Paolo Gentiloni, hanno riavviato
il processo di trasformazione, con iniziative come l’istituzione del Comitato
Nazionale Italia Digitale e del Comitato Banda Larga, lo switch-off nell’area di
Cagliari e Val d’Aosta, la proposta del DDL 1083, le modalità di passaggio al
digitale.
Il libro prende in esame i singoli articoli del
disegno di legge Gentiloni, prefigurando i possibili scenari conseguenti alla
sua attuazione. La mancata calendarizzazione del DDL in questi ultimi mesi del
2007, ripropone un antico vizio del nostro Paese, quello di bloccare i processi
innovativi, soprattutto nel comparto televisivo. Già nel 1975 fu frenato il
forte impulso che ci avrebbe portato a detenere la leadership europea nella
televisione via cavo. In quell’occasione centinaia di liberi imprenditori locali
furono fermati in nome del monopolio delle Telecomunicazioni e l’Italia perse
una grande occasione di sviluppo. La tesi del libro è che quell’errore non vada
ripetuto.
Frenare l’innovazione digitale avrebbe contraccolpi
negativi non solo sulla diffusione delle tecnologie televisive ma sull’intero
sistema delle comunicazioni. Un sistema più aperto consentirebbe l’ampliamento
del mercato del lavoro, l’aumento del numero delle imprese operanti nel
comparto.
Il libro prende in esame gli sviluppi della
televisione digitale nei principali Paesi europei, con particolare attenzione
all’affermarsi del modello inglese. Affronta anche gli aspetti normativi che la
Comunità europea sta approntando, con la nuova direttiva “Televisione senza
frontiere”, per guidare il passaggio al digitale. Si affronta poi la questione
delle critiche che la Comunità europea ha avanzato nei confronti della legge
Gasparri, che hanno portato alla messa in mora e alla condanna del nostro paese
per non aver aperto il mercato digitale a soggetti imprenditoriali diversi da
quelli già operanti nella televisione analogica. In appendice il discorso con
cui il Presidente Carlo Azeglio Ciampi sollecita le Camere ad intervenire a
favore di un maggiore pluralismo, politico ed industriale, nel sistema
televisivo italiano.
fonte[key4biz.it]