L’idea che Prodi stia salvando Mediaset dalla legge Gasparri è così
surrealmente divertente da meritare attenzione. C’è del vero, ma per apprezzarlo
si devono conoscere le puntate precedenti di questo polpettone (avvelenato)
televisivo. La faccio breve. L’ultima legge antitrust seria, nel campo
televisivo, risale al 1990, e porta il nome dell’allora ministro Mammì. Rendeva
impossibile l’espansione di Fininvest (non era ancora nata Mediaset) e le costò
qualche dolorosa amputazione. Com’è sempre capitato, però, ad affossarla fu la
sinistra. Poi venne la legge Maccanico (maggioranza di sinistra), che
introduceva il concetto di mercato unico dell’informazione e lavorava sulle
percentuali, ma la Corte Costituzionale ebbe da ridire ed una delle tre reti
Mediaset divenne a rischio trasloco sul satellite. La stessa sinistra, con una
legge del 2001, stabilì che entro il 2006 tutte le televisioni sarebbero state
digitali, tutte avrebbero usato la tecnologia del digitale terrestre. E qui
comincia la comica.
La legge Gasparri, voluta dal centro destra durante il governo Berlusconi,
riprese dalla Maccanico il concetto del mercato unico ragionando, analogamente,
per percentuali, e riprese pure la data del 2006. Previde, anche se nessuno l’ha
letta e nessuno se ne ricorda, un antitrust per il settore analogico, ovvero per
le televisioni che ancora oggi tutti vediamo, ma con sullo sfondo quel
ravvicinato ed epocale passaggio al digitale. D’epocale, però, c’era solo la
bufala, perché, come largamente previsto, entro il 2006 non successe un bel
niente, o, meglio, si prorogò al 2008. E qui arrivano Prodi e Gentiloni.
Nel disegno di legge di quest’ultimo il passaggio definitivo è spostato al 2012,
ma entro il 2009 avrebbero dovuto traslocare Rete 4 e Rai 3. Le date sono sempre
delle bufale, perché, semplicemente, non ci sarà mai una data entro la quale
tutte le tv saranno sul digitale terrestre. Mai. Un giorno, lontano, si spegnerà
il segnale analogico, lasciando il mercato a molte forme di trasmissione
digitale. Comunque, la Gentiloni non è divenuta legge e non è previsto che
accada, ma se, oggi, si dovesse rispettarne il meccanismo interno, la data
finale dovrebbe essere il 2015. Domanda: perché, nella finanziaria, hanno
inserito la proroga di tutto, senza riforma, al 2012?
Risposta: a. perché è abbastanza lontano da essere sicuri che nessuno dei
presenti se ne occuperà; b. perché altrimenti il primo gennaio 2008 potrebbero
tornare a gola le non digerite sentenze costituzionali ed al governo di sinistra
toccherebbe fare un decreto per salvare le televisioni la cui proprietà fa capo
al leader dell’opposizione. Il tutto perché la legge del 2001 era sbagliata, la
Maccanico era debole, e la Gasparri non ha risolto nulla. Ed ora ridete con
comodo.
Ma cercate di non farvi prendere in giro. Secondo Gentiloni sono ben spesi altri
60 milioni per finanziare l’acquisto di decoder e televisori predisposti al
digitale. Inoltre sostiene che entro la fine del 2008 non si distribuiranno più
televisori analogici ed entro la metà del 2009 ne cesserà la vendita. Però dopo
due anni si spegne il segnale. Bisogna avere l’anello al naso ed il televisore
al collo, per crederci. Dietro tutto questo c’è un grande inciucio? Ma no, c’è
solo un gran pastrocchio, dove ipocrisia ed incapacità si sono messe a braccetto
e danzano sul telecomando dei cittadini. Che tendono a non interessarsene,
continuando a guardare la televisione.
fonte[http://www.legnostorto.com]