RAEE e DTT, due termini che, almeno in teoria, dovrebbero far pensare a un futuro più eco-sostenibile e più a misura d'uomo, in cui la tecnologia si avvicini di più a quelle che sono le reali esigenze delle persone. Al contrario, invece, nel nostro Paese i due acronimi sono diventati sinonimi di imbarazzo e confusione. Per DTT, si sa, si intende la nuova tecnologia video digitale terrestre che dovrebbe sostituire definitivamente la vecchia piattaforma analogica, dotando il mezzo televisivo di numerose funzionalità, anche di tipo interattivo e socialmente utili.

Per RAEE si intendono invece i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche il cui smaltimento è regolato dal cosiddetto "Decreto RAEE", ossia il recepimento da parte dello Stato italiano delle direttive europee 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, che impone ai produttori - per mezzo dei distributori - di farsi carico di recuperare, raccogliere e trattare le apparecchiature obsolete da sostituire, al momento della vendita di un nuovo prodotto.

Fin qui, niente di strano. Anzi, ben vengano questo tipo di iniziative (specialmente quella legata ai RAEE che ha lo scopo di arrivare a raccogliere almeno 4 Kg di rifiuti tecnologici in media per abitante entro il 2008). Il problema nasce invece dalla loro reale attuazione che, come succede in tutti i nuovi cambiamenti introdotti nel Bel Paese, si scontra con una burocrazia e una confusione legislativa davvero paradossale.

Continui rinvii, Decreti Legge di difficile interpretazione e nascita di nuovi consorzi e associazioni di categoria hanno infatti caratterizzato gli ultimi cinque anni del mondo hi-tech italiano, con la conseguente - e più che giustificata - confusione da parte di tutti gli operatori del settore.
Sul fronte del DTT qualcosa è stato fatto: per lo meno, in alcune zone della Sardegna e della Valle d'Aosta si è assistito al tanto atteso switch-off del segnale analogico. A parte questo, però, manca ancora all'appello la risposta a numerosi punti interrogativi, come l'adeguamento delle infrastrutture da parte del gestore del servizio pubblico, l'assegnazione delle frequenze disponibili e l'avvio dei servizi di pubblica utilità come, ad esempio, il t-governement.

Non ultima, poi, la questione dei contributi per l'acquisto dei decoder, un problema che sembra rimbalzare tra una manovra economica e l'altra e tra mille richiami dell'Unione Europea, portandosi dietro un'infinita coda di "se" e di "ma" e, peggio ancora, di infiniti ritardi. Basti pensare che il Decreto per l'individuazione della tipologia dei televisori aventi diritto all'agevolazione fiscale del 20% prevista dalla Legge Finanziaria 2007 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo una settimana fa, con quasi otto mesi di ritardo (e non senza incongruenze e punti di difficile interpretazione). E, come se non bastasse, nella nuova Finanziaria in via di definizione, è previsto lo slittamento dello switch-off non più nel 2008, ma addirittura nel 2012.

Anche sul fronte dei RAEE si è passati di proroga in proroga, arrivando per adesso all'appuntamento del 31 dicembre 2007, data entro la quale dovranno essere pubblicati i Decreti mancanti che consentiranno finalmente l'avvio dell'intero sistema; sistema che, però, non si sa ancora precisamente come si articolerà e, soprattutto, con che modalità verrà gestito dall'industria, dalla distribuzione e dalle istituzioni locali. Nonostante norme e regole ben precise circa l'obbligo da parte di costruttori e distributori (che contemplano, tra l'altro, anche sanzioni di tipo penale per i trasgressori), infatti, ancora oscura sembra la delicata questione delle piazzole comunali di raccolta previste dal Dlgs 151/2005 che, ad oggi, risultano essere in numero davvero limitato. Si tratta quindi dell'ennesima "favola" all'italiana in cui a recitare il ruolo della strega cattiva è la confusione legislativa; il problema, però, è che non si riesce mai a iniziare con il fatidico "C'era una volta…", ma si continua a utilizzare un rassegnato "Succede adesso in Italia…". Quand'è che impareremo a creare le strutture adeguate prima di introdurre nuove normative?


fonte:[canali.libero.it]